Ci sono film godibili che si lasciano guardare senza la pretesa di essere considerati opere maestre e possono anche offrire piccoli spunti di dibattito.
Non la penseranno allo stesso modo gli esperti, abituati a occuparsi solo di pellicole d’autore.
Succede lo stesso con i libri. Nessuno confessa mai di leggere i titoli, cosiddetti “commerciali” che, però, ogni settimana, occupano i primi posti delle classifiche di vendita.
I critici gridano allo scandalo, bollando come “autori da cassetta” e non scrittori, i nuovi protagonisti della narrativa nostrana.
Tale accanimento (che il più delle volte cela frustrazioni da scrittore mancato) ha l’effetto di suscitare la curiosità del lettore medio, poco interessato alla lettura e stuzzicato, piuttosto, dal pettegolezzo creatosi intorno a un determinato libro.
I libri e il cinema sono due delle mie passioni. I miei scrittori preferiti (come i film e gli attori) non sono “da cassetta” ma leggo e guardo tutto (nei limiti delle mie possibilità e dei miei gusti). Non rinuncio alla lettura di un libro “da classifica” o a un film “blockbuster”. Leggo, guardo, a volte mi appassiono, quasi sempre mi rilasso, consapevole che, forse, non tornerò a sfogliare quel libro, né riguarderò quel film. Stesso rischio che corrono, peraltro, anche i capolavori del cinema o della letteratura, con buona pace di chi vorrebbe far credere il contrario.
In certi fine settimana invernali, che non invitano a uscire, amo perdermi nella leggerezza delle commedie americane.
Sapori e dissapori, di Scott Hicks, (VIDEO) uscito nelle sale qualche anno fa è uno dei film che ho visto di recente.
A suggerirmi la scelta è stata la locandina ufficiale raffigurata sulla confezione del DVD che ritrae i due attori principali (Catherine Zeta Jones e Aaron Eckhart) in divisa da chef.
Anche in questo caso, la cucina e tutto quanto le gira intorno offrono lo spunto per imbastire una storia in cui i buoni sentimenti finiscono per avere la meglio sugli egoismi personali.
La storia è ambientata in un ristorante alla moda di New York, frequentato per i piatti prelibati della chef Kate Armstrong.
Ambiziosa, perfezionista a livelli maniacali, vanitosa ed egocentrica come ogni personaggio di successo sa essere, Kate è troppo impegnata a scalare le vette del successo per accorgersi che, fuori dal suo guscio, la vita scorre.
La morte della sorella e il doversi prendere cura della piccola nipotina Zoe modificano, in un colpo solo, le giornate di Kate. Inoltre, l’arrivo al ristorante di Nick, il secondo chef, mina definitivamente il suo equilibrio già precario. Suo malgrado, Kate non è più solo una chef di grido ma anche una neo-mamma.
Tanto è rigida e fredda Kate, così è solare e fantasioso Nick.
I piatti sfiziosi di Nick e il suo carattere espansivo conquistano ben presto i clienti e la piccola Zoe ma non Kate.
Miss Armstrong accetta con fatica che la sua indipendenza sia stata violata dalla nipote. Dover anche condividere successo e attenzioni con l’ultimo arrivato in quella che è sempre stata la “sua” cucina, poi, è inaccettabile.
Come si comporterà la glaciale Kate?
Mi fermo qui, semmai vorrete scoprirlo.
Il messaggio del film è racchiuso nel sottotitolo: Non sempre quello che desideri è nel menù.
Non male per una scontata commedia all’americana.
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Cinema -
“Sapori e dissapori”: qualcosa bolle in pentola
31 gennaio 2012, ore 17:47, postato da Sugar Cane
















