Hope is delicious

Alla beneficienza ostentata di alcune celebrità d’oltreoceano, (sempre così “casualmente” accorte nel farsi fotografare con in braccio l’ultimo figlio adottato o mentre stringono la mano ai potenti della terra, in cerca di finanziamenti per i loro “maestosi” progetti umanitari) si affiancano iniziative che andrebbero raccontate con altrettanta attenzione da parte degli addetti ai lavori.
JBJ Soul Kitchen di Jon Bon Jovi è una di queste.

Lo scorso autunno, nel New Jersey, il cantante italo-statunitense (la cui fama è legata soprattutto ai successi degli anni Novanta) ha aperto un ristorante che lui definisce community restaurant.
Un luogo aperto a tutti dove, come si legge sul sito, non ci sono prezzi sul menù perché non si paga ma ognuno dona ciò che può.
Non solo: If you’re unable to donate, you may do volunteer work in exchange for your family’s meal (“Se non puoi donare, puoi lavorare come volontario in cambio del tuo pasto”).
La Soul Fondation è un’associazione solida che, tra l’altro, con la costruzione di 260 abitazioni, ha dato un aiuto concreto a tante famiglie americane.
La community restaurant è, dunque, solo uno dei progetti portato avanti dalla Fondazione.
E se pensate si tratti di un posto triste, angusto, dove viene servito il tipico american junk food date un’occhiata al sito per ricredervi: http://www.jbjsoulkitchen.org/.
Scoprirete, così, che la teoria di Bon Jovi non è aiutare il prossimo  tanto per sentirsi a posto con la coscienza.
Salvaguardare la dignità dell’individuo è il primo e più importante gesto di solidarietà (non si paga ma si dona, ricordate? Altrimenti, si aiuta a lavare i piatti o a riparare il tetto). Per questo, anche il cibo che si offre al visitatore è di prima scelta, meglio se biologico. Dando una lettura al menù non c’è l’onnipresenza dell’hamburger o delle patate fritte ma pesce grigliato, maionese e torte da forno preparate in casa.
Centinaia i post pubblicati sul profilo Facebook di Soul Kitchen dove a lasciare un pensiero per quest’iniziativa innovativa non sono emarginati ma gente comune che, magari, un lavoro lo ha ma a fine mese non arriva più.
Mentre scrivo non riesco a ricordare nemmeno un brano di Bon Jovi (ma mi rifarò). Non sono dunque di parte nell’avervi raccontato ciò che ho scoperto per caso, navigando su internet.
In ottobre, la notizia dell’apertura del locale è stata riportata su alcuni giornali (anche italiani). Solo adesso, però, che il ristorante sta diventando un punto di riferimento per tanta gente, quotidiani di rilievo come, ad esempio, il Washington Post hanno dedicato lo spazio che storie di solidarietà concrete come questa meritano (Smart Mouth: JBJ Soul Kitchen in Red Bank, N.J., Jon Bon Jovi’s community restaurant).
Hope is so delicious si legge nel Manifesto di Soul Kitchen.
La speranza è sempre una bella cosa, soprattutto quando diventa un atto concreto di aiuto senza i clamori delle copertine patinate.
(http://www.jbjsoulkitchen.org/about)

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